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Industria16 settembre 2026

Bulkhead chiarisce il caso crunch dopo le polemiche su Wardogs

Joe Brammer, CEO di Bulkhead, ha pubblicato una nuova dichiarazione dopo le critiche alle sue parole su crunch e controllo dei social dei candidati. Lo studio spiega che un recente ritardo del beta di Wardogs ha richiesto ore extra opzionali.

Cosa è successo

Joe Brammer, CEO di Bulkhead, ha pubblicato una nuova dichiarazione a Eurogamer dopo le polemiche seguite a un'intervista sul clima di lavoro nello studio britannico. Le critiche si sono concentrate sia sul crunch, sia sul riferimento al monitoraggio dei social dei candidati.

Nella nuova nota, Brammer spiega che nel giugno 2026 il beta build di Wardogs era in ritardo e che, per rientrare nei tempi, lo studio ha chiesto quattro settimane di lavoro aggiuntivo: due ore al giorno dal lunedì al giovedì. Ha precisato che la misura era facoltativa e che quattro persone hanno rifiutato senza subire conseguenze.

Il CEO chiarisce anche che il riferimento ai social media era una descrizione informale della cultura dello studio, non una procedura formale di selezione. Dice inoltre che, quando Bulkhead valuta informazioni pubblicamente disponibili, lo fa nel rispetto della legge britannica su lavoro e protezione dei dati.

Impatto concreto

La posizione ufficiale di Bulkhead conferma che il ritardo del beta di Wardogs è stato gestito con straordinari temporanei e dichiarati come crunch, ma non presentati come obbligatori. Lo studio afferma che chi ha scelto di non aderire non ha subito ripercussioni.

Sul fronte delle assunzioni, Brammer sostiene che non vengono controllati account privati né effettuate verifiche nascoste. Per i candidati, questo significa che il tema centrale resta il fit con la cultura dello studio, almeno secondo quanto dichiarato dal CEO.

La notizia non indica cambiamenti immediati nei contenuti di Wardogs, ma chiarisce il contesto interno con cui Bulkhead lega i tempi di sviluppo e l'organizzazione del lavoro.

Continua dalla fonte originaleEurogamer Net
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